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Servizi di accompagnamento in italiano
EWA PIĄTKOWSKA servizi di accompagnamento per italiani in viaggio a Cracovia, Auschwitz e regione Małopolska

Auschwitz-Birkenau

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario
"Se questo è un uomo" di Primo Levi

KL Auschwitz II – Birkenau frammento della recinzione del campo KL Auschwitz II – Birkenau
Frammento della recinzione del campo
Vi invito a fare insieme un viaggio a Oświęcim - la città distante circa 70 km da Cracovia, che ospita il Museo Nazionale Auschwitz Birkenau, punto importante sulla mappa della storia della Polonia. È un centro di studi e ricerche e di educazione che raccoglie, elabora, conserva ed espone i materiali d'archivio e ogetti museali legati al campo di concentramento. Auschwitz I, conservato quasi nello stato nel quale lo hanno lasciato i nazisti, costituisce la parte principale del Memoriale. Nei blocchi carcerari si trovano le esposizioni riguardanti la vita quotidiana del campo, dalle quali si evincono le fasi del processo di sterminio dei prigionieri. In questa parte si possono vedere inoltre l'unica camera a gas rimasta e un crematorio. Vi si trovano anche diverse mostre nazionali, tra quali una della “Shoah” dell'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme. Ad Auschwitz II Birkenau - distante circa 3 km - sono conservati i binari dove i medici delle SS facevano le selezioni dei nuovo arrivati; vi sono resti di camere a gas, di forni crematori, alcune baracche primitive e chilometri di filo spinato.
È possibile fare la visita insieme ad un gruppo organizzato dal Museo, con guida in italiano, ma se volete conoscere questo posto in maniera più dettagliata, vi posso suggerire come farlo. Questo luogo mi è particolarmente vicino, poiché sono appassionata della storia dell'Olocausto. È qui che ho completato i miei studi post-laurea "Totalitarismo-Nazismo-Olocausto", un indirizzo di studi creato su iniziativa del Centro Internazionale per l'Educazione su Auschwitz e l'Olocausto in collaborazione con l'Università di Pedagogia di Cracovia, e "Storia, legge e cultura dei Rom" (popolazione spesso dimenticata nella tragica storia di questo campo di sterminio). Se lo desiderate vi posso mostrare altri luoghi interessanti che oggi non fanno parte del Museo Nazionale. Vi posso suggerire quali libri e quali film in DVD sono disponibili in italiano, e a cosa prestare attenzione oltre alle informazioni apprese dalla guida durante la visita ufficiale.
ORARI DI APERTURA DEL MUSEO STATALE DI AUSCHWITZ-BIRKENAU
Il museo è aperto tutti i giorni
tranne il 1 gennaio, il 25 dicembre e nel giorno di Pasqua
con il seguente orario:
8.00-14.00
8.00-15.00
8.00-16.00
8.00-17.00
8.00-18.00
8.00-19.00
dicembre
gennaio, novembre
febbraio
marzo, ottobre
aprile, maggio, settembre
giugno, luglio, agosto
La visita con un educatore (guida) va prenotata sul sito www.visit.auschwitz.org
almeno un mese prima della data prevista per il viaggio
Altre informazioni sul sito del Museo: www.auschwitz.org
Il museo statale di Auschwitz-Birkenau, situato nel Distretto di Oświecim del Voivodato della Piccola Polonia, è un insieme di luoghi, aperto al visitatore per l'intero corso dell'anno, copre una superfice complessiva di poco meno di duecento ettari. Per le sue dimensioni colossali e per il fatto di rimanere in funzione sino al termine della guerra, Auschwitz è diventato simbolo dell'universo concentrazionario e della furia sterminazionista nazista, nonché per la sua triplice funzione di campo di concentramento, centro di sterminio ebraico e campo di lavoro, a rappresentare la sintesi più completa di oppressione, annientamento e sfruttamento, aspetti connaturali al nazismo e che si manifestarono in modo estremo nei territori dell'Europa orientale occupati. Il sito e il suo paesaggio rappresentano un alto livello di autenticità e di integrità, dato che l'assetto originale è stato conservato con cura, senza alcun intervento superfluo, ciò che resta vale a dire il campo base e il sito di Birkenau, risulta così protetto da ogni modificazione o intervento che ne snaturi lo stato di conservazione; protezione estesa anche all'area circostante. Troviamo terreni su cui erano state gettate le ceneri umane, resti delle camere a gas, i posti in cui le famiglie ebree aspettavano di morire, i luoghi delle esecuzioni. È un luogo in cui si conservano anche decine di migliaia di oggetti di carattere, significato e simbologia particolare. Si tratta sia dei beni personali dei deportati, ritrovati dopo la liberazione del campo, sia di ogetti legati alla vita dei prigionieri nel campo. Costituiscono una collezione unica di ogetti che testimoniano sofferenza delle persone deportate in questo campo per essere sterminate immediatamente e di coloro che i tedeschi costrinsero ai lavori forzati. Si può anche vedere una delle più strazianti testimonianze dei crimini perpetrati: circa due tonnellate di capelli femminili che erano stati tagliati alle vittime. La visita dell'area occupata dal campo varia a seconda degli interessi, diversi da visitatore a visitatore. Essa può essere intesa come pellegrinaggio, intapresa per la sua funzione formativa o, ancora, per l'impatto emozionale che provoca. Auschwitz è divenuto nel corso degli anni il luogo storico e memoriale europeo del secolo XX più visitato, avvicinandosi a due milioni di presenze annue. Il monumento che commemora le vittime di Auschwitz (l’opera monumentale realizzata dal gruppo guidato da Pietro Cascella e Giorgio Simoncini) è stato posto all'interno dell'ex campo di concentramento di Birkenau nel 1967 e chiude fisicamente e simbolicamente la strada che, durante la guerra, portava alle camere a gas. Tra 23 lapidi in varie lingue che ricordano tutte le vittime del campo, collocate ai piedi del monumento, su quella italiana si leggono queste parole:
,,Grido di disperazione ed ammonimento all'umanità sia per sempre questo luogo
dove i nazisti uccisero circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini,
principalmente ebrei, da vari paesi d'Europa.
Auschwitz-Birkenau 1940-1945”
Nel 1979 il complesso museale del campo è stato iscritto dall'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) tra i luoghi di interesse culturale per l'intera umanità come simbolo della crudeltà dell'uomo sull'uomo nel XX secolo. Secondo la commisione Unesco esso riveste un significato universale non solo per la memoria del nazismo e lo sterminio degli ebrei, ma anche perché segno concreto del risultato cui portano le ideologie nella loro forma estrema quando negano la dignità e l'ugualianza di tutti gli uomini. Nel 2007 ll Comitato internazionale dell'Unesco ha approvato la domanda dello stato polacco per una nuova denominazione riguardo l'iscrizione nell'elenco dei Siti patrimonio dell'umanità. La precedente iscrizione „Auschwitz Campo di Concentramento” è stata sostituita dalla dicitura „Auschwitz-Birkenau. Campo di concentramento e sterminio nazista”. Un riconoscimento aperto allo sterminio degli ebrei e non solo alla politica di occupazione, violenta e criminale, contro la popolazione polacca e le altre popolazioni d'Europa vi deportate.
KL Auschwitz I cancello di ingresso al campo KL Auschwitz I
Cancello di ingresso al campo
KL Auschwitz II - Birkenau scalo ferroviario al quale arrivavano i convogli dei deportati KL Auschwitz II - Birkenau
scalo ferroviario al quale arrivavano i convogli dei deportati
KL Auschwitz II - Birkenau interno di baracca in legno KL Auschwitz II - Birkenau
interno di baracca in legno
Il campo di Auschwitz può essere analizzato dal punto di vista storico, psicologico, sociologico, giuridico, teologico: nell'intera storia dell'umanità non c'è dramma che possa ispirare un'analisi più poliedrica e profonda della morale dell'uomo. La sua tragedia è la somma di fenomeni diversi, da quelli più tangibili, a quelli che ebbero luogo nella coscienza delle vittime: le loro sofferenze psichiche e fisiche. Nessuno è in grado comunque di comprendere in pieno, né di ricostruire le condizioni di vita, né il dramma del milione e oltre di persone che qui sono state deportate. I scenari mondiali di oggi?
Ci capita spesso di dimenticare che il male simboleggiato da Auschwitz non è iniziato nell'attimo in qui si aprirono per la prima volta le porte del campo, e non è finito neanche nel momento in qui vennero spenti i suoi forni crematori. Il timore che ciò si ripeta non può farci dimenticare, né permetterci di minimizzare il significato del più grande e più noto campo di morte. Democrazia, eguaglianza e giustizia sono valori che vengono platealmente negate ancora oggi in diverse parti del mondo. La tragedia di tanti civili innocenti in vari paesi passa inossservata: disturba quasi il quadro positivo che si intende presentare al pubblico; nessuno ne parla, nessuno si indigna più. Non si può ogni sera, all'ora di cena, vedere alla televisione gli orrori dei vari conflitti. Sono già stati visti tante volte: non fanno più spettacolo. Ci siamo abituati... Senza tempo per fermarci a riflettere, presi nell'ingranaggio di una vita altamente competitiva in corsa quotidiana dietro a denaro, successo e tornaconto personale, ci lasciamo sempre meno spazio per i problemi che non ci riguardano, diventiamo insensibili. Politicamente corretti, convinti di progredire con lo sviluppo economico, ci facciamo condurre dai nostri dirigenti in nome di un generale andare avanti. Avanti, ma dove??? L'uomo non farà alcun vero progresso, finché non avrà rinunciato alla violenza. Non a parole, nelle costituzioni, o nelle leggi che poi ignora; non negli slogan "mai più!", ma dentro di sè.
Vi invito a fare un viaggio di riflessione, un percorso per avere una migliore prospettiva su ciò che è stato e ciò che è presente.
Auschwitz II - Birkenau Selezione degli ebrei deportati al campo eseguita dai medici delle SS Auschwitz II - Birkenau
Selezione degli ebrei deportati al campo eseguita dai medici delle SS
Auschwitz II - Birkenau Rovine delle baracche di muratura Auschwitz II - Birkenau
Rovine delle baracche di muratura
Prima che vi rechiate ad Auschwitz, vi consiglio di leggere un libro pubblicato in Italia dalla Editori Laterza, dedicato all'ufficiale di cavalleria Witold Pilecki, intitolato "Il volontario". Il suo autore è il dott. Marco Patricelli, storico presso l'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti e Pescara. Si tratta di un prezioso compendio di nozioni relative alla terribile realtà del periodo 1939-1945, nonché alla storia post-bellica della Polonia. Secondo le parole dell'autore, il motivo che lo ha spinto a scrivere l'opera è stata l'evidente cancellazione del ricordo dell'unico uomo che sotto falso nome (Tomasz Serafiński) scelse volontariamente la deportazione ad Auschwitz per poter creare una rete di aiuto reciproco e resistenza, nonché per informare gli Alleati su quanto accadeva al di là del filo spinato, dove "il lavoro rendeva liberi", come recitava il motto strumentalizzato dai nazisti. Evade rocambolescamente nel 1943, poi si batte nell'insurrezione eroica e disperata di Varsavia del 1944, ma finisce nuovamente prigioniero dei tedeschi fino alla fine della guerra. Quando torna in Polonia, sa già che gli ideali per i quali ha speso i suoi anni e i suoi affetti non hanno trovato terreno fertile nella sua patria. È il tempo dell'Armata Rossa e dell'indottrinamento sovietico: tutto quello che ha fatto non conta nulla per le autorità comuniste. È un uomo scomodo, un "traditore", un "agente imperialista", un "nemico del popolo" da eliminare. Il suo destino è segnato: condannato tre volte a morte, viene giustiziato il 25 maggio 1948. Su di lui e su quello che ha fatto cala il silenzio… Ancora oggi, a venti anni dalla caduta del Muro di Berlino, i familiari ignorano dove sia sepolto. Pilecki è un personaggio quasi sconosciuto oltre i confini della Polonia - paese in cui, dopo lo smantellamento del comunismo, fu riabilitato ed è ritenuto un eroe. "Il volontario" è solo la seconda pubblicazione in lingua straniera dedicata alla sua persona. Patricelli, inoltre, indica nella bibliografia diversi libri di sicuro interesse per il lettore italiano, riguardanti il campo di Auschwitz, l'Insurrezione di Varsavia ed altri aspetti degni di nota della storia polacca. Vista e considerata la scarsa conoscenza del nostro paese nelle società occidentali, questa pubblicazione rappresenta un importante contributo alla propagazione della storia della Polonia in Italia e può svolgere un'importante funzione preparatoria in vista di un viaggio al Museo Statale Auschwitz-Birkenau.
Deportato Auschwitz Witold Pilecki - numero di matricola 4859 - foto scattata dalla Gestapo nel 1940 Witold Pilecki - numero di matricola 4859 - foto scattata dalla Gestapo nel 1940
Brano tratto dal Rapporto dell'ufficiale Witold Pilecki del 1945:
"Ora vorrei dire cosa provavo tra le persone, una volta che mi ritrovai tra loro dopo aver fatto ritorno da un luogo che possiamo davvero descrivere in questo modo: "Chi ci è entrato, è morto. Chi è uscito, è rinato". Posso dirvi quali furono le mie sensazioni quando fui nuovamente circondato dalla gente. Non mi riferisco ai migliori o ai peggiori rappresentanti della nostra specie, ma al genere umano in generale, incontrato dopo il mio ritorno alla vita. A volte mi sembrava di essere in una grande casa in cui aprivo improvvisamente le porte di una stanza, e questo locale era pieno di bambini... "Aah!.. i bambini giocano...". C’era una differenza troppo grande tra quello che era importante per noi e quello che era importante per le altre persone. I loro problemi, le ragioni della loro felicità ed i motivi delle loro preoccupazioni. Ma non è tutto... L'enorme quantità di menzogne e raggiri esistente era divenuta troppo visibile. Il lavoro finalizzato alla cancellazione del confine tra verità e falsità saltava agli occhi. La verità era divenuta così elastica da essere deformata, in modo tale da nascondere tutto ciò che non era conveniente dire. Il confine tra l'onestà ed i sotterfugi aveva perso la propria nitidezza. Non è importante quello che ho scritto finora, in qualche decina di pagine, soprattutto per coloro che leggeranno le mie parole alla sola ricerca di facile scalpore. In questo momento, tuttavia, vorrei utilizzare lettere di estrema grandezza, che purtroppo non sono disponibili nella mia macchina per scrivere. Queste enormi lettere maiuscole potrebbero far sì che le tante persone dalla testa vuota, che sotto all'acconciatura curata non possiedono nulla e che possono unicamente ringraziare le proprie madri per il cranio cavo ma proporzionale, inizino a riflettere sulla propria vita, a guardarsi intorno ed a lottare in prima persona con la falsità, le menzogne, gli interessi mascherati da ideali, verità e questioni di primaria importanza."
Libro sul tema della deportazione degli ebrei ad Auschwitz - Il Volontario "Il Volontario" di Marco Patricelli

La storia di Auschwitz segue quella della "soluzione finale della questione ebraica", lo sterminio sistematico degli ebrei d'Europa, ma anche le vicende connesse allo sviluppo delle funzioni del sistema concentrazionario nazista. In esso si assassinavano i deportati razziali, ma si procedeva anche allo sfruttamento schiavistico di tutti quanti vi erano trattenuti. Non solo ebrei ma anche slavi, zingari, politici, "asociali", testimoni di Geova, militari sovietici e tutte le categorie di perseguitati dal regime nazista. Nell'aprile del 1940 il capo delle SS Heinrich Himmler ordinò l'istituzione di un campo in grado di fare fronte, per dimensioni e funzioni, alle diverse esigenze legate alle nuove politiche d'internamento degli oppositori, così come di controllo delle nuove categorie di detenuti. Nell'Alta Slesia, accanto alla città di Oświęcim, un acquartieramento dell'esercito polacco – insieme di opere in muratura, a un piano o due – fu individuato come la sede appropriata per la deportazione di tutti gli individui sgraditi al regime. L'intenzione originaria era quella di creare un centro di transito e smistamento, in grado di filtrare e d'indirizzare i prigionieri verso altre destinazioni, dove sarebbero stati adibiti ai lavori forzati, soprattutto in Germania. Ben presto, l'internamento nel lager assunse i caratteri della permanenza. Alle strutture preesistenti ne aggiunsero delle altre. In giugno del medesimo anno i primi convogli di prigionieri vennero inviati in quello che divenne il lager di Auschwitz I. La quasi totalità di essi era composta di polacchi, imprigionati per ragioni politiche. La brutalità dei trattamenti, insieme all'elevato tasso di mortalità, rese ben presto tristemente noto il luogo. Nel 1941 Himmler chiese l'ampliamento del campo con la costruzione di una seconda sezione, Auschwitz II, altrimenti conosciuto come Birkenau, collocata a tre chilometri dalla struttura originaria. Si trattava di un lager di baracche costruite interamente di legno, particolarmente esteso, che ben presto assurse a luogo di sterminio. Parallelamente un terzo campo, Auschwitz III - Buna Monowitz, venne istituito con una precisa funzione: quella di ricovero della manodopera usata dalle imprese che producevano gomma sintetica. Fu un processo di costante filiazione, che seguì le esigenze della produzione bellica, dello sfruttamento schiavistico, della sempre più crescente massa di detenuti. In totale furono istituiti più di quaranta sottocampi. Il fenomeno del campo di concentramento di Auschwitz - Birkenau ebbe termine solo il 27 gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche, nella loro avanzata verso la Germania, ne liberarono circa 7.000 sopravvissuti. In tutto il complesso, tra il 1940 e il 1945, sono state deportate circa 1.300.000 persone. Di esse circa 1.100.000 vi perirono: un milione di ebrei, 75.000 polacchi, 21.000 zingari, 15.000 sovietici e 15.000 di altre nazionalità.

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